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Nato
a Castell’Arquato il 9 Maggio 1857 e morto a Colobarone, nei
pressi di Castell ’Arquato, il 16 dicembre 1919 |
La Biografia
Giornalista, drammaturgo,
librettista e buon verseggiatore, Luigi Illica è uno degli esponenti della scapigliatura milanese.
Forse influenzato dal padre, un notaio di orientamento radical -repubblicano,
dimostrò già da ragazzo un temperamento irruente e ribelle.
Frequentò con scarsi risultati il ginnasio a Piacenza, e in
seguito traeva poco profitto dai suoi studi presso un collegio di Cremona.
Intorno ai vent'anni lasciò il piacentino per imbarcarsi
su una nave, passando quattro anni in mare durante i quali prese
parte alla battaglia di Plevna nel 1877 nella guerra Russo-Turco.
Nel 1879 si stabilì a Milano, dove inizialmente trovò lavoro
nel giornale letterario del cugino Carlo Mascaretti, diventando
in seguito cronista del Corriere della Sera.
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| Poco dopo si trasferì a Bologna,
dove con Luigi Lodi e Giuseppe Barbanti-Brodano fondò il Don
Chisciotte, un foglio ultra radicale vicino al pensiero di Giosuè Carducci.
Il giornale venne sospeso quando Illica e Lodi, a causa della
loro partecipazione a manifestazioni anti-francesi, dovettero comparire
davanti al Tribunale Correzionale di Bologna. Proprio in quegli
anni
Illica prese parte in un duello in cui gli fu mozzato l’orecchio
sinistro: il padrino in quest’occasione era Carducci.Già nel
1875 Illica aveva esordito al Teatro Filodrammatico del suo paese natio
con l'atto unico Hassan. Nel 1882, tornato da Bologna a Milano, pubblicò,
sotto lo pseudonimo di Luigi della Scorziana, una raccolta di bozzetti
e prose dal titolo Intermezzi drammatici : scritti satirici nei confronti
di autori, attori e critici legati a schemi considerati superati. Come
autore di teatro ebbe un successo immediato con I Narbonnerie La Tour
(1883) e, nell’ambito del teatro di prosa, l'opera che gli riservò maggior
fama fu L'eredita del Felis (1891), un lavoro in dialetto milanese
che risente di alcuni temi ibseniani. |
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All'attività di drammaturgo, dal 1889 Luigi Illica affiancò anche
quella di librettista d'opera. Questa nuova attività determinò un
periodo di lavoro molto intenso nella vita dell'autore e il suo crescente
successo fu coronato nel 1891 quando entrò a far parte di Casa
Ricordi. In questo periodo iniziale intervene in modo risolutivo sulla
tormentata vicenda di Manon Lescaut che aveva passato tra le mani di
diversi altri autori senza mai soddisfare l’esigenze drammaturgiche
del giovane Puccini. Così ebbe inizio la sua più importante
collaborazione creativa. Esperto nel creare le situazioni visive e
strutture drammatiche che liberavano la fantasia del compositore lucchese,
la collaborazione con Puccini era creativa quanto burrascosa, mitigata
dalla copresenza calma e paziente dell’elegante versificatore
Giuseppe Giacosa. Nacquero così i tre capolavori pucciniani,
La Bohème (1896), Tosca (1900), Madama Butterfly (1904).
L’opera di maggiore successo scritto esclusivamente da Illica è Andrea
Chénier di Giordano che andò in scena nel 1896.
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Tra il 1892 e il 1911 Illica scrisse in tutto oltre trenta
di libretti per i migliori musicisti dell'epoca, tra i quali ricordiamo
La Wally di Catalani (1892) il Cristoforo Colombo (1892) e Germania
(1902) per Franchetti, Siberia (1903) per Giordano, Iris (1898), La
Maschere (1901) e Isabeau (1911) per Mascagni e la recentemente registrata
Cassandra (1905) di Vittorio Gnecchi. Con il passare del tempo e la
nascita dell’epico cinematografico, la visione di Illica si aggiorna
e i suoi libretti diventano sempre più come un copione da film
ricco di didascalie e descrizioni visive della scena in svolgimento.
Uomo di temperamento acceso, la Grande Guerra scatenò il suo
entusiasmo patriottico e si scagliò contro l’apatico pacifismo
dell’amico Puccini. Nel 1915, a cinquantotto anni, partì per
il fronte arruolandosi nell'esercito come volontario, combattendo da
caporale di artiglieria in una batteria piacentina. L'anno seguente
subì una brutta caduta da cavallo che lo costrinse a tornare
definitivamente a Colombarone, una proprietà di campagna nelle
vicinanze di Castell'Arquato, dove morì il 16 dicembre 1919.
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